Cos'è il team building ?
Cos’è il team building (e perché non è solo un gioco)
Quando si parla di team building, la prima immagine che viene in mente è quasi sempre la stessa: una giornata di giochi organizzati, un po’ forzata, che il team subisce più che vivere. È lo stereotipo che in questi anni, tra Dots Consulting e Team Building Brescia, abbiamo imparato a smontare a ogni incontro con nuovi clienti. La Treccani lo definisce in modo più asciutto: un insieme di attività pensate per migliorare le relazioni interpersonali e le prestazioni di un gruppo di lavoro. Il team building, quello fatto bene, è un percorso pensato per costruire fiducia, comunicazione e senso di appartenenza tra le persone che lavorano insieme, attraverso esperienze reali, non attraverso l’intrattenimento fine a se stesso.
Un’idea più vecchia di quanto pensi: le origini del team building
Il team building non è un’invenzione recente delle agenzie eventi. Le sue radici affondano in due storie che raramente vengono raccontate.
La prima nasce nel 1947, quando lo psicologo sociale Kurt Lewin fonda i National Training Laboratories negli Stati Uniti, dando vita ai cosiddetti “T-group”: gruppi di formazione in cui i partecipanti imparavano a conoscere le dinamiche di gruppo vivendole in prima persona, non studiandole su un libro. Da quel laboratorio sono passati alcuni dei nomi che hanno poi scritto la teoria del management moderno (Douglas McGregor, Edgar Schein, Warren Bennis), ed è lì che nasce l’idea che un gruppo impari meglio “facendo” che “ascoltando”.
La seconda storia è ancora più curiosa. Nel 1941, in piena Seconda Guerra Mondiale, l’educatore tedesco Kurt Hahn fonda in Galles Outward Bound: non un’azienda di formazione, ma un programma per aumentare le possibilità di sopravvivenza dei giovani marinai mercantili le cui navi rischiavano di essere affondate nell’Atlantico. Hahn aveva notato che i marinai più giovani ed esperti morivano più spesso di quelli anziani, semplicemente perché mollavano prima: mancava loro la resilienza mentale, non la forza fisica. Da qui nasce l’apprendimento esperienziale in piccoli gruppi, attraverso sfide reali in natura; è la stessa logica che oggi sta dietro alle nostre esperienze outdoor in Dolomiti.
Negli anni ’80 e ’90, con l’esplosione della cultura manageriale americana, queste due tradizioni, i T-group da un lato, l’outdoor training dall’altro, confluiscono in quello che oggi chiamiamo team building aziendale, diventando via via anche un business fatto di format standardizzati, cacce al tesoro da catalogo e giornate “fotocopia”. Quello, appunto, da cui noi cerchiamo di distanziarci.
A cosa serve davvero il team building aziendale?
Un buon team building lavora su tre livelli che in azienda si sentono tutti i giorni: la comunicazione tra colleghi e reparti, la fiducia reciproca nelle situazioni di pressione, e il senso di appartenenza a qualcosa di più grande del proprio ruolo. Non è un caso che le aziende tornino a farlo: con noi il 100% dei clienti ha già prenotato una seconda esperienza, segno che il primo risultato si vede, e si vuole ripetere.
Funziona davvero, o è solo moda?
È una domanda legittima, e vale la pena affrontarla di petto invece di ignorarla. Nel 2018 l’Harvard Business Review ha pubblicato un articolo diventato piuttosto citato, «Stop Wasting Money on Team Building», in cui si spiega che molte iniziative falliscono perché costruite senza un obiettivo reale, scollegate dai problemi concreti del team. Non è una bocciatura del team building in sé, ma di come viene fatto troppo spesso: un evento isolato, senza un prima e un dopo, scelto più per intrattenere che per risolvere qualcosa. È lo stesso motivo per cui, qualche anno dopo, la stessa rivista, in «The Secrets of Great Teamwork», indica che i team più efficaci sono quelli con una struttura solida e obiettivi condivisi chiari, non quelli che si sono semplicemente divertiti insieme una volta. È esattamente il principio su cui costruiamo ogni percorso: prima l’obiettivo, poi il format.
Per chi ha pensato (spoiler: non solo per le grandi aziende)
Lavoriamo con realtà molto diverse tra loro: aziende automotive, informatiche, logistiche, manifatturiere, con team che vanno da 2 a oltre 1000 persone. Il formato cambia: caccia al tesoro, teatro, retreat, esperienze outdoor in Dolomiti, ma l’obiettivo resta lo stesso: far vivere al gruppo qualcosa di vero, che poi si porta in ufficio.
Non sai ancora se il tuo team ha bisogno di un team building o di qualcos’altro? Contattaci: in una chiacchierata ti aiutiamo a capirlo, senza impegno.