A cosa serve il team building aziendale ?
A cosa serve il team building aziendale?
Ti hanno mai chiesto a cosa serve davvero un team building? Ecco la risposta onesta, che parte da qualcosa di più solido di una semplice intuizione.
Non è solo buon senso: cosa dice la ricerca
L’idea che un gruppo di persone messe insieme non diventi automaticamente una squadra non è un’opinione, è un modello studiato da decenni. Nel 1965 lo psicologo Bruce Tuckman descrisse quattro fasi che ogni gruppo attraversa prima di funzionare bene insieme: formazione, quando le persone si conoscono e testano i confini; conflitto, quando emergono le prime frizioni su ruoli e gerarchie; normazione, quando il gruppo trova un equilibrio condiviso; prestazione, quando finalmente il team lavora al meglio verso l’obiettivo comune. Nel 1977, insieme a Mary Ann Jensen, Tuckman aggiunse una quinta fase, la chiusura, quel momento in cui un gruppo che ha lavorato insieme si scioglie e riflette su cosa ha costruito. Puoi leggere il modello completo sulla voce di Wikipedia dedicata.
Un buon team building non salta queste fasi, le accelera. Fa vivere in poche ore, in un contesto protetto, quello che altrimenti richiederebbe mesi di lavoro fianco a fianco: il primo attrito, il primo compromesso, la prima vittoria condivisa.
C’è anche una ricerca più recente e più concreta. Nel 2015 Google ha condotto uno studio interno passato alla storia con il nome di Project Aristotle, per capire cosa rende davvero efficace un team. Il risultato ha sorpreso gli stessi ricercatori: contava molto meno chi faceva parte del team, e molto di più come quel team lavorava insieme. Il fattore numero uno, tra i cinque individuati, è la sicurezza psicologica: la sensazione condivisa di poter rischiare, sbagliare o esprimere un dubbio senza essere giudicati. Puoi leggere i risultati completi nella guida ufficiale di Google re:Work. Ed è esattamente il tipo di sicurezza che un’esperienza vissuta insieme, fuori dal contesto lavorativo abituale, aiuta a costruire più in fretta di qualsiasi riunione.
Comunicazione tra persone che lavorano insieme ma non si conoscono
In molte aziende, soprattutto quando crescono in fretta, le persone lavorano fianco a fianco ogni giorno senza essersi mai davvero conosciute fuori dal contesto operativo. Il team building crea l’occasione per farlo, in un ambiente diverso da riunioni e scadenze; è, in un certo senso, un modo per far attraversare al gruppo la fase di formazione descritta da Tuckman in una giornata invece che in mesi.
Fiducia reciproca sotto pressione
In molte attività il gruppo deve prendere decisioni insieme, spesso con un limite di tempo o una sfida da superare. È lì che si costruisce, o si rivela, la fiducia reciproca; la stessa che poi serve quando in ufficio le cose si complicano, e la stessa sicurezza psicologica che secondo Google fa la differenza tra un team qualunque e un team che funziona davvero.
Un ricordo comune che resta
Un’esperienza vissuta insieme diventa un riferimento condiviso: «ti ricordi quando…».
Le aziende con cui lavoriamo, da 2 a oltre 1000 dipendenti, tornano perché questo effetto si sente nei mesi successivi, non solo il giorno stesso.
Vuoi capire quale obiettivo ha più senso per il tuo team? Scrivici, ne parliamo in una chiacchierata.